MARINE PLANTED AQUARIUM

L’evoluzione dei refugium

L’acquariofilia , in tutta onestà, è un hobby che permette sicuramente di scegliere: acquari di tutte le misure, varie tipologie di illuminazione, tecniche di allevamento tra le più disparate. Quel che rende però affascinante quest’hobby è l’enorme quantità di esseri viventi che è possibile allevare con successo, soprattutto in acqua dolce è possibile riprodurre un’infinità di biotopi grazie alle innumerevole varietà di pesci, piante e invertebrati provenienti dalle Americhe, dall’estremo oriente o dall’Africa. Un’enorme biodiversità è presente in queste aree, figlia soprattutto della diversità di parametri chimico-fisici che è possibile riscontrare: così non solo gli ecosistemi , ad esempio, sud americani son profondamente diversi da quelli asiatici o africani, ma all’interno dei singoli ecosistemi ci son biotopi estremamente variegati. Ciò si ripercuote positivamente sul mercato acquariofilo che ci permette non soltanto di creare degli ecosistemi artificiali in equilibrio ma, spesso, rende possibile la riproduzione fedele di alcuni biotopi.
Se però ci allontaniamo dalle acque dolci scopriamo come il concetto di biotopo, in acquariofilia, si riduce progressivamente fino a scomparire: un acquario marino tropicale spesso ospita animali pescati in tratti di mare lontanissimi tra loro. Accade inoltre che alcuni animali, ospitati nei nostri acquari marini di barriera, come ad esempio il Percnon gibbesi e la Salaria fasciatus, siano animali non strettamente associati ad aree di reef (e sopratutto il primo non sempre REEF-SAFE). Anche tra i coralli facciamo un po di confusione: non soltanto misceliamo Antozoi provenienti da aree diverse ma anche animali dalle caratteristiche ecologiche differenti: 

alcuni LPS come Catalaphyllia Nemenzophyllia sono solitamente pescati a medie profondità mentre SPS del genere Acropora sono caratteristici della parte “alta” del Reef. Ambienti più profondi si differenziano dal Reef-crest per tutta una serie di parametri: luce, temperatura, concentrazione di nutrienti, caratteristiche del substrato, idrodinamismo etc…

 

Non che gli ambienti marini non siano ricchi di “vita”! Al contrario proprio le barriere coralline sono aree ad elevatissima biodiversità. Le maggiori problematiche si pongono riguardo l’adattabilità di determinati animali alla cattività: gli animali d’acqua dolce vivono già in un ambiente limitato e sono per la maggior parte altamente adattabili alle nostre vasche; gli animali marini invece spesso sono ottimi nuotatori, animali pelagici, che vivono in immense distese marine, fattori difficilmente riproducibili soprattutto in acquari casalinghi. Ovviamente ci son eccezioni (Gobiti ,pesci pagliaccio, Pomacentridi etc…) che, guarda caso, son tra gli animali più allevati. 
Sfruttando le capacità di adattamento di una determinata specie è possibile ovviamente, almeno in parte, allevarla con successo in ambienti differenti rispetto a quelli nativi. Che ciò sia moralmente giusto è tutta un’altra questione. Vorremmo però occuparci di un altro caso emblematico: l’allevamento di pesci caratteristici di ambienti sabbiosi, fangosi o di distese algali come i Pterapogon kauderni o i Nemateleotris magnifica. E’ giusto inserirli in acquari Reef? O forse sarebbe più giusto creare loro un ambiente “più adatto” alle loro necessità? Un ambiente che, sopratutto nel caso degli Apogon, permetta anche una migliore e più equilibrata e naturale alimentazione?

Ci son poi animali che assolutamente non si adattano ai parametri chimico-fisici di una vasca di barriera: è il caso emblematico di tutta una serie di cavallucci marini e pesci ago che assolutamente non sopportano l’elevato movimento e la penuria di cibo vivo riscontrabile nelle nostre vasche marine. 

Parziale soluzione si è avuta negli ultimi anni quando molti acquariofili lungimiranti hanno aggiunto ai propri acquari dei Refugium, piccole vasche, accanto la principale o ricavate nella sump, in cui allevare alghe (ad azione fitodepurante) e far sviluppare liberamente la micro/meso/meiofauna dei nostri acquari. Questi ambienti in gran parte protetti dai predatori permettono di alimentare direttamente l’acquario: gli stessi organismi nonché i loro stadi larvali e le loro uova fungono da alimento per il nostro “Reef casalingo”.

Qualcuno però ci ha preso gusto: refugium in vasche un po più grandi, una manutenzione superiore, una luce più efficiente, un giusto idrodinamismo ha permesso di allevare in queste vasche ad alghe una serie di animali più delicati: siamo stati testimoni di vari esemplari di Doryrhamphus excisus (uno dei pesci ago più semplici ma al contempo più belli) allevati con successo per svariati anni in un acquario ad alghe ben avviato (capienza circa 300 litri). 
Soprattutto negli USA iniziano a intravedersi acquari marini che riproducono un ambiente ricco di flora: la miscelazione di fondi sabbiosi e rocciosi permette l’allevamento di svariate tipologie di alghe dalle Caulerpa alle Chaetomorpha passando per Sargassum Botryoladia e tutta una serie di piante del genere HalophytaHalimedaCymodoceaEnhalus etc… 

Il risultato è sorprendente: applicando tecniche proprie dell’acquariofilia dolce è possibile ricreare layout avvincenti e spettacolari grazie alle numerose tonalità delle varie alghe rosse, verdi e brune. D’altro canto questi acquari di certo non necessitano di imponenti sistemi di filtraggio o di ingenti costi di avvio: gli schiumatoi, per quanto utili anche al fine di eliminare parte delle molecole organiche rilasciate dalle stesse alghe, non devono assolutamente essere sovradimensionati poiché potrebbero estrarre una serie di molecole utili allo sviluppo algale. Inoltre uno schiumatoio non sovradimensionato vuol dire, con sicurezza assoluta, un risparmio economico notevole. I nutrienti inorganici residui, in presenza di massicce quantità di alghe, saranno utilizzati dalle alghe stesse per la crescita grazie all’enorme capacità fitodepurativa. Utile, a nostro parere, l’utilizzo di carbone attivo, specialmente in presenza di alghe chimicamente aggressive come le Caulerpe, al fine di limitare l’accumulo di sostanze tossiche e ingiallenti. Risulta utile anche l’utilizzo di un filtro meccanico che possa aiutare nell’eliminazione del sedimento che va accumulandosi in preferenza negli interstizi che si formano tra i granelli di sabbia grossolana.

La manutenzione è estremamente semplice: cambi d’acqua molto diradati nel tempo e potature delle alghe più invasive; a questo proposito, vista anche l’ampia scelta di alghe sul mercato, si sconsiglia vivamente l’utilizzo di Caulerpe. Molte Caulerpe, in particolare la Caulerpa taxifolia e la Caulerpa racemosa, sono alloctone e invasive dei nostri mari e per questo non andrebbero allevate e, quando già presenti, smaltite correttamente. È inoltre sconsigliato a nostro parere sia sifonare il fondo sia smuoverlo con pompe di movimento: non si rischia solo di eliminare gran parte della piccola e benefica fauna che vive sul e nel substrato, ma si rischia anche di soffocare la flora che inevitabilmente verrebbe sommersa dalla sabbia.

L’illuminazione solitamente è affidata ad HQI o T5: rispetto a quanto consigliato solitamente in acquari di barriera si utilizzeranno luce fredda (attinici compresi) miscelata con luce considerata “calda” dagli acquariofili marini (consigliati neon a 6000K). E’ in ogni caso consigliabile miscelare neon a lunghezze d’onda differenti al fine di
ottenere uno spettro di emissione completo. A questo proposito interessante l’utilizzo della Korallen-zucht coral light Fiji Purple, capace di completare lo spettro di emissione sia nelle lunghezze d’onda del rosso (utile alla fotosintesi) sia nella luce blu “attinica”.

Le specie allevabili, come si può ben immaginare, sono tante e ben diversificate. Ovviamente non tutte le alghe hanno le stesse caratteristiche eco-fisiologiche: si va dalle Ulvacee a crescita rapida ed efficiente uptake dei nutrienti ad alghe verdi molto più “lente” come Acetabularia, Halimeda o Codium. Necessario anche
considerare le richieste di idrodinamismo e temperatura: 
Acetabularia è classica di ambienti riparati e richiede un basso idrodinamismo, molte altre vogliono corrente decisamente più intensa. Discorso ancora differente per le mangrovie, caratteristiche di zone di transizione e pertanto di acque salmastre.


Per maggiori informazioni è possibile visitare i seguenti siti internet :
http://marineplantbook.com/marinebookindex.htm
http://www.reefland.com/articles/rho/beautiful-seagrasses-keeping-true-flowering-plants-in-your-marine

-aquarium
http://reefkeeping.com/issues/2006-04/sl/index.php
Oppure alcuni interessanti topic su forum americani:
http://www.nano-reef.com/forums/index.php?showtopic=234487

Si ringrazia a questo proposito gli utenti Bitts e Animalmaster6 e
tutto il forum www.nano-reef.com per la gentile concessione delle
immagini.

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